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MALATTIA E PREVENZIONE

Il tumore del colon retto inizia con la proliferazione incontrollata delle cellule del rivestimento interno della parete intestinale (mucosa). Si localizza nel grosso intestino dove risiedono il colon e il retto. In molti casi il suo sviluppo ha origine da polipi adenomatosi benigni che, se non individuati per tempo ed eliminati, possono diventare maligni anche dopo 10 anni1.
Il tumore del colon retto non si manifesta subito con sintomatologia sospetta, può lavorare in modo asintomatico per molto tempo, per questo motivo lo screening per individuare il sangue occulto nelle feci e la colonscopia sono strumenti fondamentali di prevenzione, che permettono una diagnosi precoce e una prognosi migliore.

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In Italia si stima che le nuove diagnosi di tumore al colon retto siano oltre 49.000 (27.000 negli uomini e 22.000 nelle donne). La sopravvivenza a 5 anni è stimata pari al 66% per il colon e al 62% per il retto, omogenea tra uomini e donne, mentre a 10 anni si attesta al 64% per il colon e al 58% per il retto. Anche in questo caso con omogeneità di genere. Rappresenta la terza forma tumorale negli uomini e la seconda nelle donne2 ed è diffuso maggiormente tra i 60 e i 75 anni.
I principali fattori di rischio individuati dalla comunità scientifica sono legati alla familiarità e allo stile di vita.
Box Stile di vita:

  • Dieta a base di carni rosse e di insaccati, farine, zuccheri raffinati
  • Sovrappeso
  • Sedentarietà
  • Fumo di sigaretta
  • Alcol

Con minore incidenza (2-5%) esistono fattori di rischio ereditari legati a mutazioni genetiche come, ad esempio, la poliposi adenomatosa familiare (FAP) e la sindrome di Lynch. Seppure rara è molto importante individuare la manifestazione neoplastica causata da mutazione genetica in quanto i percorsi di terapia di prima linea chemioterapici impiegati potrebbero non essere efficaci, richiedendo l’impiego di cure, oggi disponibili, più mirate in grado di colpire in modo selettivo la mutazione stessa.
Recenti evidenze scientifiche hanno rilevato, inoltre, come la presenza di mutazioni genetiche possa essere collegata al livello di aggressività del tumore.
Se il tumore del colon retto si diffonde ad altri organi o tessuti si è in presenza di forme secondarie della malattia. Si parla in questo caso di tumore del colon retto metastatico. Il fegato e i polmoni sono gli organi principalmente coinvolti nella progressione della patologia. Il 25% delle diagnosi avviene tardi, quando il tumore si è già diffuso dalla sua sede primaria3.

  1. Brenner H et al. Colorectal cancer. Lancet 2014; 383: 1490-1502
  2. I numeri del cancro in Italia 2019, AIOM-AIRTUM
  3. https://www.fondazioneveronesi.it/magazine/articoli/oncologia/tumore-del-colon-le-metastasi-possono-partire-prima-della-diagnosi

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CONVIVERE CON LA MALATTIA METASTATICA

La diagnosi del tumore del colon retto, come tutti i tipi di neoplasie, non può prescindere dalla classificazione basata sulla sua diffusione, conosciuta come stadiazione.
Una fotografia della malattia alla diagnosi che deve indagare anche la presenza di mutazioni genetiche, permette di impostare da subito il percorso terapeutico più indicato.

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In presenza di tumore al colon retto metastatico avanzato individuare la cura più efficace, che possa portare alla risposta migliore nel paziente, può incidere significativamente sull’aspettativa di vita e sulla stessa qualità di vita.

La sequenza ottimale nella somministrazione dei farmaci, che può variane nel tempo, unita alla chirurgia ha dimostrato, infatti, di potere produrre meno effetti collaterali a beneficio di una convivenza migliore con la malattia.

Box non solo terapia
Il percorso per contrastare il tumore del colon retto non contempla solo la parte di cura farmacologica, ma abbraccia anche altri ambiti tutti utili e con effetti positivi per il paziente.

ASPETTI PSICOLOGICI – Una diagnosi di tumore è sempre dirompente per il paziente che la riceve e per i suoi familiari. Per questo motivo sapere gestire le emozioni, anche le più negative, è fondamentale per affrontare il cammino che si prospetta con lo spirito migliore. La malattia non colpisce solo il singolo, ma tutto il suo contesto sociale. Il supporto di uno psicologo può essere un aiuto importante e nei percorsi oncologici è spesso inserito nel team medico multidisciplinare.

ALIMENTAZIONE – Una corretta alimentazione durante il percorso di cura può fare la differenza nella risposta ad alcuni effetti collaterali. È importante, quindi, seguire una dieta bilanciata indispensabile per mantenere l’organismo in forze. L’aiuto di un nutrizionista è raccomandato per valutare come modificare il regime alimentare, se esistono delle carenze da colmare e garantire l’introduzione di tutti i nutrienti necessari.

ATTIVITÀ FISICA – è dimostrato che l’esercizio fisico sia un valido alleato sia per lo spirito sia per il corpo nei pazienti con tumore. Riuscire a mantenere una costante attività motoria aiuta a reagire meglio contro gli effetti collaterali e i potenziali stati di ansia e depressione che spesso si manifestano a seguito della diagnosi. Un confronto con il proprio medico, soprattutto in persone in età avanzata, è suggerito in modo da definire un percorso di allenamento idoneo allo stato del paziente.

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LA CURA NON È UNA QUESTIONE DI ETÀ

Quando si è in presenza di tumori con incidenza maggiore nell’età avanzata, come quello del colon retto metastatico, ci si pone di fronte alla necessità di valutare il livello di fragilità del paziente per impostare un piano adeguato di terapia. Età anagrafica però non è sinonimo di età geriatrica. Cosa significa?

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Significa non guardare l’anno di nascita, ma l’effettivo stato di salute della persona. Oggi si parla sempre di più di paziente fit (paziente in grado di tollerare bene i trattamenti e ottenere benefici clinici) e unfit (paziente fragile con possibilità di avere più complicanze) in base alla presenza di disabilità o comorbilità (altre patologie).

Questo approccio nella valutazione del paziente anziano da parte della comunità scientifica è un traguardo importante, perché permette di impiegare, quando opportuno, le terapie più avanzate e innovative che recenti studi hanno evidenziato essere tollerate molto bene anche in persone molto anziane, con benefici sul decorso della malattia.

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Le immagini che seguono narrano attraverso la lente del fotografo Gianni Berengo Gardin lo stile e la qualità di vita delle persone anziane nelle diverse epoche che il fotografo ha attraversato nella sua longeva attività professionale

Un racconto fotografico in bianco e nero che parte dagli anni ‘50 e che arriva ai giorni nostri.

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Attraverso lo sguardo di Berengo Gardin si percepisce con nitidezza questo cambiamento che vede protagoniste le persone che appartengono alla cosiddetta terza età.

Una dimensione dell’esistenza che si è estesa, si è evoluta, si è arricchita di maggiore energia, vitalità. Fino ad arrivare ai giorni nostri in cui a 70 anni si ha ancora il diritto ad assaporare anni di vita piena, fatta di viaggi, scoperte, emozioni. E cure.

Bagnara (RC) | 1950 | Boscaiolo

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Bagnara (RC) | 1950 | Boscaiolo

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F.A.Q

1) Ci sono alimenti che prevengono il tumore del colon retto?

Sì, è stato rilevato che il consumo di frutta e verdure, carboidrati non raffinati, vitamina D e calcio rappresentino dei fattori di protezione1.

  1. I numeri del cancro in Italia 2019, AIOM-AIRTUM

2) Ci sono alimenti sconsigliati per chi ha il tumore al colon retto?

Uno stile di vita sano è sempre alla base di una prevenzione primaria di molte patologie.

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Evidenze scientifiche hanno indicato come fattore di rischio per lo sviluppo di questo tipo di tumore l’eccessivo consumo di carni rosse, insaccati, farine e zuccheri raffinati. Sicuramente dopo una diagnosi è indispensabile cambiare abitudini alimentari eliminando o diminuendo in modo importanti gli alimenti sconsigliati a favore di un’alimentazione più sana.

3) La presenza di sangue nelle feci è sempre sinonimo di tumore del colon retto?

La presenza di sangue occulto nelle feci non sempre corrisponde a una diagnosi di tumore, per questo motivo viene prescritta la colonscopia; per indagare meglio e confermare una diagnosi precisa.

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Rimane però fondamentale fare i controlli per prevenire e riuscire in caso di esito positivo intervenire tempestivamente.

4) Si può guarire dal tumore al colon retto?

Sì, si può guarire. La prognosi di guarigione è legata a tanti fattori, primo fra tutti la tempestività nella diagnosi.

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Riuscire a individuare il tumore nelle fasi iniziali aumenta le possibilità di sconfiggere la malattia. Un altro fattore importante riguarda la risposta alle terapie da parte del paziente, risposta che può dipendere anche dall’individuazione della presenza di mutazioni genetiche.

5) Se un mio familiare ha avuto il tumore al colon retto lo avrò anch’io?

La familiarità non significa che sicuramente si svilupperà nel corso della propria vita lo stesso tumore, sicuramente è importante tenerne conto mettendo in atto comportamenti virtuosi con i controlli annuali dopo i 50 anni.

6) Il tumore del colon retto sviluppa sempre metastasi?

Il tumore del colon retto viene considerato insieme al tumore al seno e a quello dei polmoni, come uno tra più aggressivi, non sempre però l’esito finale è l’evoluzione in metastasi.

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La tempestività della diagnosi è fondamentale. È importante comunque sottolineare che anche nel tumore al colon retto metastatico le cure oggi permettono di ottenere ottimi risultati nel contrastare la progressione della malattia.